Alla scoperta del Kundalini Yoga

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Il Kundalini Yoga, noto anche come Yoga della consapevolezza, è diffuso in Occidente ormai dal XIX secolo. Le sue origini risalgono al tantrismo, ossia a più di 5.000 anni fa.

Ripercorrere la sua storia per scoprirne le potenzialità vuol dire ricordare anche che, sul finire degli anni ’60, il Kundalini Yoga è arrivato in Canada grazie a Yogi Bhajan, maestro di Yoga nato nel 1929 nel distretto di Gujranwala e venuto a mancare nel 2004.

Il successo del Kundalini Yoga, è legato al suo essere un approccio inclusivo, che non prevede alcun tipo di ascetismo. Questa branca dello Yoga è infatti compatibile con lo stile di vita occidentale, profondamente diverso da quello dei Paesi che hanno visto le pratiche nascere e, nel corso dei secoli, arrivare ad affermarsi.

Per lungo tempo considerato un approccio di nicchia allo Yoga, il Kundalini sta continuando a riscuotere consensi anche perché la pratica è consentita a chiunque, a prescindere dalle convinzioni religiose, dall’abitudine all’attività fisica e dalla flessibilità muscolare. Gli insegnamenti di Yogi Bahajan parlano più precisamente di una tecnologia yogica, di una scienza universale che aiuta il benessere fisico e quello spirituale e che permette di trasformare l’energia potenziale (Kundalini) in energia cinetica. Risvegliando la Kundalini è possibile apprezzare una miglior connessione con se stessi e con il mondo circostante.

Le classi di Kundalini Yoga sono tutte diverse. Alcune sono caratterizzate da particolare dinamicità, mentre altre sono più statiche e dedicate alle tecniche di meditazione. Al centro dell’attenzione vi sono sempre i Kriya, ossia combinazioni di esercizi fisici e mentali che devono essere rispettate sia per quanto riguarda la sequenza, sia per quel che concerne la durata.

I benefici riguardano la globalità corpo-psiche. Ecco perché si consiglia sempre di praticare con costanza, in modo da integrare l’impegno nel raggiungimento e nel mantenimento delle asana, utili per rinvigorire il sistema nervoso e per l’efficienza cardiovascolare, con la meditazione. In entrambi i casi è fondamentale il ruolo della respirazione (pranayama) e della recitazione dei mantra accompagnata dalla musica.

 

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