Alla scoperta dei poteri curativi del Gong e della sua efficacia nello Yoga

gong

Il Gong è quanto di più lontano ci sia da un semplice strumento musicale. A ricordarlo ci pensa la sua efficacia nella pratica dello Yoga e in molti percorsi terapeutici.

Ha origini antichissime. Si dice addirittura che le prime tracce della sua presenza risalgano all’Età del Bronzo.

Per approfondire la sua efficacia curativa è necessario fare riferimento alla musicoterapia. Secondo questa disciplina, il potere della vibrazione (ogni suono è tale) permette di riequilibrare il corpo. Per fare un esempio efficace possiamo chiamare in causa la pelle, che dalle onde sonore viene stimolata in maniera molto simile a quello che accade durante un massaggio.

Per quanto riguarda gli effetti specifici del Gong sul piano fisico, diversi studi hanno portato alla luce la sua efficacia nel contrasto di dolori al collo ed emicranie.

Cosa si può dire di più sul suo utilizzo nello Yoga? Prima di tutto bisogna ricordare che si comincia a parlare del Gong, strumento musicale il cui suono è prodotto dalla vibrazione del corpo dello strumento senza bisogno di corde o casse di risonanza, in un testo risalente al XIV secolo, l’Hatha Yoga Pradipika.

Il suono del Gong, o per meglio dire la sua vibrazione, aiuta chi pratica Yoga a entrare in uno stato di meditazione profonda. Ha effetti benefici sia sul corpo fisico, sia su quello sottile. Nello specifico è bene rammentare che aiuta a eliminare i blocchi liberando le nadi, ossia i canali energetici dove scorre il prana. In questo modo risultano più efficaci i processi di autoguarigione e i flussi di energia, con vantaggi anche per la corretta esecuzione delle asana.

Il Gong è molto utilizzato nel Kundalini Yoga. Yogi Bhajan era infatti un Maestro e ne faceva ricorso sia durante le sessioni di rilassamento, sia quando lavorava concentrandosi maggiormente sul sistema nervoso e sulla risoluzione delle tossicodipendenze.

Come si svolge una classe di Yoga con il Gong? Iniziando con l’approfondimento delle necessità degli allievi, che vengono esortati ad aprirsi all’ascolto. Subito dopo arriva il momento di aprire lo spazio sacro attraverso la recitazione di un mantra. Si procede poi con esercizi di pranayama che aiutano a prendere coscienza del corpo e del respiro.

Ci si avvicina così a un rilassamento profondo perfetto per avviare il processo di autoguarigione. Mentre i partecipanti sono in questo stato di sonno yogico l’insegnante introduce il Gong. La sessione, dopo la quale ci si sente leggeri e rigenerati, si conclude con una ripresa graduale dei movimenti del corpo.

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